20
Giu

Sergentmagiù, ben arivà a baita

Mario Rigoni Stern

Mi ha aspettato; solo due o tre giorni prima avevo finito di leggere Il sergente nella neve.
Giusto il tempo di godermi un libro non obbligato, su cui non ho dovuto fare nessuna relazione, e che ha avuto a sua volta il tempo di entrare dentro. Giusto il tempo di versare qualche lacrima nel leggere di chi quel giorno non ce l’ha fatta; di Giuanìn, che “a baita” c’è arrivato troppo presto.

Sergentmagiù, ben arivà a baita…

Non so proprio cosa dire su Mario Rigoni Stern. Non lo conoscevo, no; ho solo letto un suo libro, è poco per conoscere qualcuno. Però mi ha colpito molto la sua partenza. Non perché sia stato un eroe, un uomo enorme, un essere che lascia il suo importante marchio sulla terra che ha calpestato.

Quello che c’è ne Il sergente nella neve che tanto colpisce, è l’uomo. L’uomo che è sempre uguale, la guerra che è fatta di uomini, che sono uguali di qua e di la; che non sono nemici, come diceva. Nemico è chi li ha mandati in guerra, non chi è lì a patire il freddo e a sparare come loro. La Russia tanto lontana e tanto straniera è poi la stessa terra su cui camminiamo noi, solo più grande.

Lasciate che non dica niente del Sergente, della neve, della guerra in Russia.
Lasciate che io non parli, non scriva della sua morte, perché non avete bisogno di parole aggiunte, di note, di immagini.
Lasciate in pace la sua tomba senza portare fiori.
Lasciate i quotidiani fare il loro giusto e non facile mestiere di testimoniare la perdita.
Leggete non oggi ma tra un mese, tra un anno e ogni tanto ancora quello che magari avete già letto dei suoi libri preziosi.
Leggete ad alta voce “Arboreto salvatico” a dei bambini, poche righe alla volta.
Viaggiate una volta nella vita attraverso la Russia contadina e slava che tanto assomiglia a come eravamo prima.
Camminate in silenzio nei cimiteri di guerra tra le montagne dal Carso al Pasubio all’Adamello.
Ricordate che dietro ad ogni grande scrittore non sempre c’è un uomo all’altezza. Rigoni è un’eccezione e questo ci rincuora, in lui era impossibile separare uno dall’altro.
Se possiamo imparare qualcosa da tutto questo, facciamolo durare.

Marco Paolini
(http://www.marcopaolini.it/files/index.cfm?id_rst=7&id_elm=387)

20
Giu

Associated Press e la libertà di non commentare

Associated Press (AP), principale agenzia di stampa negli USA (l’ansa statunitense), ha di recente mostrato di avere molto a cuore il problema del diritto d’autore. Va di moda…

In nome del copyright è quindi vietata a qualsivoglia blogger la riproduzione di una parte significativa di qualunque agenzia. Posizione impopolare, che potrebbe comunque essere condivisibile…

Come però quantificare una “parte significativa”? Beh, è presto detto. 4 parole. 4 words.

Dalla quinta parola parte una tariffa di riproduzione pari a 12.50$ entro le 25 parole, 17.50$ tra le 26 e le 50 parole, e su su per arrivare a 100.00$ oltre le 250 parole.

Continua a leggere ‘Associated Press e la libertà di non commentare’

17
Mag

Ritornare

È molto tempo che non scrivo qui, ho forse più letto che scritto.

Forse mi pentirò di non avere scritto in questo periodo… me lo sento, un po’. Ogni tanto mi capita di rileggermi, di leggere quello che avevo scritto. Quasi sempre mi stupisco delle parole, del come le ho scelte, di pensare che poi, sì, sono io lì dentro, non altri! E mi sembra sempre strano.

Mi piace rileggermi, soprattutto dopo un po’ di tempo, anche se non su carta. Mi piace meno rileggere le pagine scritte nei momenti bui; mi fanno pensare, e siccome le ho scritte io rischio spesso di rifare gli stessi pensieri, o peggio ancora. In fondo, non mi piace sentirmi male, sentirmi trattar male da me stesso.

Mi ci vorrebbe una bella chiacchierata con Mauro, dovrei proprio chiamarlo… La mia macchina ed io abbiamo bisogno di una revisione. Lei deve segnarla sul libretto, io non ho libretti; lei dopo la revisione va bene senza grandi dubbi, io dopo una revisione a base di tante parole non si sa quanto vada bene.

Cosa potrei scrivere che mi potrebbe piacere rileggere in futuro? No, non sto scrivendo esclusivamente per me, non proprio; però, se lo faccio, mi piacerebbe fosse anche a me gradito.

Però. Però è un periodo buio, o almeno oggi è molto buio, vedo poca luce, molta poca. Stamattina non era semplicemente un buio fisico, in camera mia, mi viene da pensare. Non mi capita mai di chiudere le persiane della mia finestra, ed anzi non mi piace la sensazione di chiuso, di sbarrato, di “stanza abbandonata” che mi trasmettono quelle persiane chiuse. E stanotte sono rimaste chiuse, per un timore di mio padre, poteva piovere… E stamattina non mi sono svegliato… Il sole lo vedi solo quando non lo ritrovi, quando il buio ti tace attorno.

Non voglio parlare né dell’università né di cose pratiche. Mi piacerebbe parlare di quello che cerco, che voglio sempre più ossessivamente, nonostante gli sforzi per dirsi «no, non cercare, non chiedere, non volere. Chi non cerca, trova. Vivi!». Eppure sono testardo nei miei errori, non vivo, penso e perdo tempo.

Barbara! Non credo in me stesso, non credo in me perché so quante menzogne, piccole o grandi, utili o, più spesso, dannose, quante maschere mi coprono. Una parte di me vorrebbe correre, immediatamente, lì. Fare, disfare, lavorare, ignorare me, il passato ed il futuro.

Quando mi chiese «conosci l’estate?»
io per un giorno, per un momento
corsi a vedere il colore del vento.

Vorrei tanto, e cerco poco, e cerco solo quello che non mi serve. Non mi serve la pietà e la compassione, non mi serve nulla di quel che mi impongo di volere.

Poi vidi l’angelo mutarsi in cometa
e i volti severi divennero pietra,
le loro braccia profili di rami,
nei gesti immobili di un’altra vita:
foglie le mani, spine le dita.

Quando poi mi rendo conto che no, non si risolverà tutto così, non sarà tutto semplice, non basta aspettare, allora sì, piango e non faccio nulla per cambiare, quando dovrei.

Cosa potrei fare? No, non voglio lo diciate, penso purtroppo di saperlo e lo evito. Ecco, questo vorrei capire, perché. Ma non con parole. In altro modo, con altre parole, «più lievi, gocciole e foglie lontane».

Forse è quello, ciò che cerco, un Qualcosa che passi come fuoco, bruci tutto quello che mi tiene a terra, legato, sorpreso dai lampi, e mi lanci a fare qualsiasi altra cosa.

Dove?

Passerà anche questa stazione
senza far male,
passerà questa pioggia sottile
come passa il dolore.
Ma dove, dov’è il tuo cuore?
Ma dove è finito il tuo cuore?

(lacrima)

21
Mar

Che tutti siano uno

«Che tutti siano uno»

(Gv 17,21)

Chiara a Rocca di Papa - 2004

Il 14 marzo 2008 Chiara è arrivata lassù, con Foco, Eletto, Chiara Luce, Virgo, Renata,… Quante anime meravigliose…

E, «come in cielo, così in terra», il mondo, Internet, la stampa, sono pieni di testimonianze di chi ha intravisto, grazie a Chiara, qualcosa di lassù, ha sperato in qualcosa… Il Movimento dei Focolari è solo uno dei frutti!

Ed io cosa posso dire, oltre a grazie? Ogni tanto qualcuno chiede chi sia Chiara per me. Sembra spesso che si tratti di venerazione per la persona. Ed invece ho capito, nella basilica di S. Paolo fuori le mura, insieme a 20000 persone, perché eravamo lì. Quando Luce Ardente, monaco buddista, ha pregato sulla bara, ho pianto a dirotto, e così anche al ricordo fatto dal vescovo anglicano, dal responsabile del movimento induista, dai buddisti giapponesi…

C’era qualcosa di più importante di una signora 88enne che ha vissuto per l’Amore. C’erano i rapporti, che continueranno anche dopo, c’eravamo tutti noi, c’era quel che abbiamo vissuto. E questo va oltre ai confini di stato, di chiesa, di religione, di fede, di colore.

21
Feb

Metti un intrepido stambecco nel tuo pc!

Puntuale come un orologio sudafricano¹, Mark Shuttleworth, fondatore di Canonical Ltd. e delle famigerate distribuzioni GNU/Linux Ubuntu, Kubuntu, Xubuntu, Edubuntu, etc., ha oggi rivelato il nome della futura (tra 8 mesi) versione della famiglia *buntu, la 8.10:

The Intrepid Ibex

Stambecco
Stambecco - da Wikimedia Commons, per info click qui.

traducendo: Intrepido Stambecco. Continua a leggere ‘Metti un intrepido stambecco nel tuo pc!’

31
Gen

L’eroismo non è sovrumano

Tornando da Cortemaggiore, ieri sera, mi guardavo intorno, fuori dal finestrino. Chissà quante storie. Quanti ragazzi, ragazze, uomini, donne, che vivono. Non è poi così ovvio, e c’è qualcosa di incredibile nel coraggio di ogni giorno.

Tornavo da Cortemaggiore, perché ero andato al Fillmore. In questi giorni, quasi chiunque nomini il Fillmore lo fa pensando a Marco Paolini, ed è proprio lui che sono andato a vedere, lui e Lorenzo. Sì, Lorenzo, Lorenzo Monguzzi, la voce dei Mercanti di Liquore. Era un mio ben preciso dovere andarci, perché è un peccato mortale perdersi dal vivo quel che hai guardato più e più volte in tv e in dvd.

Siamo arrivati in ritardo, ma siccome le prove servono per provare, abbiamo avuto la fortuna della ripetizione dell’entrata del pubblico (farà parte della diretta su La7), e quindi abbiamo visto tutto lo spettacolo dall’inizio, un Album d’Aprile in piena.

Com’era? Continua a leggere ‘L’eroismo non è sovrumano’

27
Gen

L’uomo è libero anche senza “arbeit”


Auschwitz concentration camp, inserito originariamente da Kaj Bjurman.

L’uomo è stato creato libero, e libero rimane. Nessuna differenza potrà mai motivare la sua uccisione o l’eliminazione della sua Dignità.
Nulla può dare all’uomo quello che ha già. Nessuno venderebbe mai dell’aria in bottiglia, come nessuno può vendere amore. Così nessuno può pretendere di dare libertà, né di toglierla.
“Arbeit macht frei” è una radicale assurdità, e dovremmo tutti ricordarcene.
Perché se la Shoah è finita, le persone continuano invece a morire per cercare di conquistare una cosa che è già loro di diritto. Si continua a privare persone della loro libertà, o della loro Dignità di essere umano.
Ricordare che queste cose sono successe in maniera così evidente deve farci ricordare che queste cose succedono anche oggi, e che possiamo, dobbiamo, dobbiamo voler fare qualcosa.

Se scrivo una frase del genere, non è per dirvi di prendere esempio da me. Anzi, è l’ultima cosa che vorrei. Un ipocrita, depresso inutilmente, che, come direbbe un mio amico, “è il primo a non credere in quel che scrive”, e che non sa sostenere le proprie idee, non dovrebbe essere preso come esempio da nessuno.

La mia speranza siete voi, sono “gli altri”, sono tutti quelli che, diversamente da me, giorno dopo giorno si meritano di vivere la loro vita. E solo grazie a loro queste cose non si ripeteranno.

25
Gen

Posso perdonare a voi, figli miei… che non siete padroni di un cazzo!

Quando ho visto tutto quel che è accaduto ieri, mi è subito venuta in mente la scena dell’esecuzione di don Bastiano, dal film Il Marchese del Grillo: «Posso perdonare a chi mi ha fatto male: in primis, al Papa, che si crede il padrone del cìelo; in secundis a Napulìone, che si crede il padrone della terra; e per ultimo al boia, qua, che si crede il padrone della morte. Ma soprattutto posso perdonare a voi, figli miei, che non siete padroni di un cazzo!»

Quello che è successo ieri ha dell’indecente per tutti i Senatori della Repubblica Italiana, ha dell’indecente per noi tutti, ha dell’indecente per destra e sinistra. E checché se ne dica, io rispetto ben più Prodi che ha pagato per i suoi errori (no, non economicamente… in Italia, più sali su meno cadi giù, in uno strano mondo privo di fisica) che tutti quelli che adesso stanno brindando a champagne pensando a quanti soldi potranno ricavare dalla prossima legislatura. L’Italia è come il parmigiano gosino, detto comunemente “maiale”: non si butta via niente.
Quello che è successo ieri fa vergognare me e tanti altri di essere ancora italiano, ma con la i minuscola (lo so, gli aggettivi della lingua italiana sono tutti minuscoli, ma mi piace pensare ad alcuni con una bella iniziale grossa come una casa). Come faceva vergognare il grande Giorgio Gaber. Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Adesso, come mangeranno al meglio? Che faranno?
Che farà l’UDEUR è evidente, che farà Forza Italia anche, che farà il Partito (poco)Democratico meno.
So che cosa cercherà di fare il nostro Presidente della Repubblica, ben più sfortunato del suo predecessore (che non si divertiva di certo a presiedere certa gente!): cercherà di buttare del sale in zucca a questi onorevoli colleghi, e cercherà di metterli d’accordo su un governo che faccia passare la legge elettorale rifatta.
Non c’è niente da fare, se il massimo di novità che possiamo vedere è un governo con uno che ha l’età del Santo Padre (o poco meno), ed all’opposizione il Sindaco di Roma che di nuovo ha solo, forse, il vestito…

Però, fatemi solo un favore. Andate a votare, quando ci sarà da votare. E votate proprio quelli che hanno idee e non numeri, ce ne possono essere, spero, ce ne saranno, spero o voglio illudermi. E se non ci sarà nessuno, votate il meno peggio, ma votate. Così potremo ancora lamentarci. Se uno ignora tutto e tutti, poi non può lamentarsi di essere lasciato in disparte o ignorato dai politicanti qualunque. Se io divento “azionista” della Repubblica Italiana, posso anche pretendere che il mio voto abbia un valore.

Cosa vorrei vedere? Una nuova Assemblea Costituente, dove possano sedere solo persone non condannate dalla giustizia umana, se possibile perfino con idee. È possibile? Sì, per la miseria, l’abbiamo fatto 60 anni fa. Abbiamo scritto un testo che è un capolavoro. Andate a leggere la nostra Costituzione, sarebbe una cosa di cui andare fieri, da imparare a memoria come la Divina Commedia o le canzoni di De André. Però non l’abbiamo capita, non l’abbiamo realizzata. Ci siamo limitati a fare l’italia, dimenticandoci del capolettera.

Oh, gente, buona vita. Lasciatemi sperare che migliori.

24
Dic

Skating Away, on Christmas…

Meanwhile back in the year one
When you belonged to no one
You didn’t stand a chance son
If your pants were undone

‘Cause you were bred for humanity
And sold to society
One day you’ll wake up in the present day
A million generations removed from expectations
Of being who you really want to be

(rit.) Skating away, skating away, skating away
On the thin ice of the new day-ay-ay-ay-ay
Ay-ay-ay-ay

So as you push off from the shore
Won’t you turn your head once more
And make your peace with everyone
For those who choose to stay
Will live just one more day
To do the things they should have done

And as you cross the wilderness
A-spinning in your emptiness
You feel you have to pray
Looking for a sign that the universal mind
Has written you into the passion play

(rit.)

And as you cross the circle line
Well, the ice-wall creaks behind
You’re a rabbit on the run
And the silver splinters fly
In the corner of your eye
Shining in the setting sun

Well, do you ever get the feeling
That the story’s too damn real
And in the present tense
Or that everybody’s on the stage
And it seems like you’re the only
Person sitting in the audience

(rit.)

Skating away, skating away, skating away…

No, no, non ho cambiato idea sulla necessità di originalità in un blog… anzi. Solo, mi era venuta voglia di esprimermi con parole altrui… « Je ne dis les autres, sinon pour d’autant plus me dire » (Michel Eyquem de Montaigne, Essays, III, 26, 146c), ovvero, da spiegazione originale di Montaigne, “non cito gli altri se non per esprimere meglio il mio pensiero”. O, in questo caso, dare quasi un “contesto” a chi voglia pensare qualche secondo insieme a me…

La canzone, e mi inchino a chi già la conoscesse, altro non è che Skating Away on the Thin Ice of the New Day, dei Jethro Tull. Ogni volta che mi giunge all’orecchio riesce ad esprimere, o farmi capire, cose differenti. Ha sempre un po’ della cripticità solita dei Jethro, anche se è una di quelle incomprensioni solo formali… in fondo mi sembra sempre di capirla in ogni passaggio, anche se è sempre diverso il suo senso! Continua a leggere ‘Skating Away, on Christmas…’

20
Nov

Dalla vita al blog

Quel che si scrive su di un blog è, almeno secondo me, quel che si vive, o quel che si vede; o, nel caso delle “guide sul pc”, quel che riteniamo sia utile agli altri.

Un blog diventa anche parte, pian piano, del tuo modo di pensare, una forma mentis che ogni tanto fa capolino, e ti fa articolare le tue idee del momento in uno schema organico; penso succeda lo stesso ai giornalisti, anche ai più “fotocopiatori”. Un blog vive perché tu lo fai vivere, e vive ovviamente della tua vita.

Si possono capire una enormità di cose da un blog; e, come sempre accade in questi casi di “sovrainterpretazione”, si può capire tutto ed il contrario di tutto, certamente. Come con le opere d’arte, i cui interpreti temo cerchino di infilare a viva forza nella mano dell’artista temi che la mente del suddetto artista s’è ben guardata dall’immaginare. Ma si può comunque capire anche quel che è lecito capire.

Così, se si conosce una persona, un post può voler dire tante cose tra le sue righe, e perfino un post mai scritto diventa pregno di significato.

Ora, manca comunque una chiave di lettura. Finora ho scritto un post di aforismi e arguti (o meno) esercizi di stile, ma finché non vi dico qualcosa di personale, restano frasi vuote, con una interpretazione molto debole (se fosse per me, vi farei un paragone con alcuni aspetti della logica dei Linguaggi del 1° ordine, ma non voglio tediare me stesso). Continua a leggere ‘Dalla vita al blog’




Firefox Download Day - 17/18 giugno 2008

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