E tornare a casa, trovarsi soli sotto il cielo schiarito dalle luci.
E ripensare agli amici, a chi ti parla. E a chi hai perso, a chi perdi, a chi perderai. Ma anche a chi hai incontrato. Per poi allontanare.
E pensare alla tua vita, a cosa ci stai facendo. E a quanti la pagherebbero oro, se solo potessero averla.
E sapere che potresti dare retta alle peggiori fantasie che hai, e perdere tutto. E pensare a cosa lasci. Ma un miagolio ti riporta in lacrime a guardarti attorno. Per pensare a quella bestia che è tanto fiera del suo miagolio che somiglia tanto a quello di un gatto.
E piangere a larghe gocce, senza remora, ché in fondo fa pure bene. E confondere le lacrime nella pioggia estiva, che senti avvicinarsi da dietro, che arriva, a larghi passi, che ti copre, e poi ti supera.
E vedere come siano passati tanti anni senza che nulla sia cambiato. E pensare alle stesse frasi che ritrovi scritte dallo stesso te, ma qualche anno fa. Ma in fondo anche questo è andare avanti, anche scoprire che sei fermo. Per pensare a cosa ti potrebbe aspettare.
E immaginare una vita diversa, senza più accontentarsi, prendendo quello che desidero. E desiderare quello che sono nato per desiderare, e abbandonare cosa penso gli altri pensano di me, nel mondo della mia immaginazione.
E ascoltare una canzone senza capire cosa ti trasmetta, ma senza potertene staccare. E scrivere, dopo mesi, qualcosa su di una pagina, pensando che la prossima volta vorrei mettere qualcosa di scritto davvero. Ma non so se e quando scriverò ancora, non ne ho la costanza, anche se vorrei. Per non dimenticarmi.
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Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001»
Save the night time for your weeping…
E tornare a casa, trovarsi soli sotto il cielo schiarito dalle luci.
E ripensare agli amici, a chi ti parla. E a chi hai perso, a chi perdi, a chi perderai. Ma anche a chi hai incontrato. Per poi allontanare.
E pensare alla tua vita, a cosa ci stai facendo. E a quanti la pagherebbero oro, se solo potessero averla.
E sapere che potresti dare retta alle peggiori fantasie che hai, e perdere tutto. E pensare a cosa lasci. Ma un miagolio ti riporta in lacrime a guardarti attorno. Per pensare a quella bestia che è tanto fiera del suo miagolio che somiglia tanto a quello di un gatto.
E piangere a larghe gocce, senza remora, ché in fondo fa pure bene. E confondere le lacrime nella pioggia estiva, che senti avvicinarsi da dietro, che arriva, a larghi passi, che ti copre, e poi ti supera.
E vedere come siano passati tanti anni senza che nulla sia cambiato. E pensare alle stesse frasi che ritrovi scritte dallo stesso te, ma qualche anno fa. Ma in fondo anche questo è andare avanti, anche scoprire che sei fermo. Per pensare a cosa ti potrebbe aspettare.
E immaginare una vita diversa, senza più accontentarsi, prendendo quello che desidero. E desiderare quello che sono nato per desiderare, e abbandonare cosa penso gli altri pensano di me, nel mondo della mia immaginazione.
E ascoltare una canzone senza capire cosa ti trasmetta, ma senza potertene staccare. E scrivere, dopo mesi, qualcosa su di una pagina, pensando che la prossima volta vorrei mettere qualcosa di scritto davvero. Ma non so se e quando scriverò ancora, non ne ho la costanza, anche se vorrei. Per non dimenticarmi.