Archivio Autore di Damiano Dallatana

07
giu
11

Save the night time for your weeping…

E tornare a casa, trovarsi soli sotto il cielo schiarito dalle luci.

E ripensare agli amici, a chi ti parla. E a chi hai perso, a chi perdi, a chi perderai. Ma anche a chi hai incontrato. Per poi allontanare.

E pensare alla tua vita, a cosa ci stai facendo. E a quanti la pagherebbero oro, se solo potessero averla.

E sapere che potresti dare retta alle peggiori fantasie che hai, e perdere tutto. E pensare a cosa lasci. Ma un miagolio ti riporta in lacrime a guardarti attorno. Per pensare a quella bestia che è tanto fiera del suo miagolio che somiglia tanto a quello di un gatto.

E piangere a larghe gocce, senza remora, ché in fondo fa pure bene. E confondere le lacrime nella pioggia estiva, che senti avvicinarsi da dietro, che arriva, a larghi passi, che ti copre, e poi ti supera.

E vedere come siano passati tanti anni senza che nulla sia cambiato. E pensare alle stesse frasi che ritrovi scritte dallo stesso te, ma qualche anno fa. Ma in fondo anche questo è andare avanti, anche scoprire che sei fermo. Per pensare a cosa ti potrebbe aspettare.

E immaginare una vita diversa, senza più accontentarsi, prendendo quello che desidero. E desiderare quello che sono nato per desiderare, e abbandonare cosa penso gli altri pensano di me, nel mondo della mia immaginazione.

E ascoltare una canzone senza capire cosa ti trasmetta, ma senza potertene staccare. E scrivere, dopo mesi, qualcosa su di una pagina, pensando che la prossima volta vorrei mettere qualcosa di scritto davvero. Ma non so se e quando scriverò ancora, non ne ho la costanza, anche se vorrei. Per non dimenticarmi.

…singing lalalalalalalalaiy!

 

 

14
dic
09

Micio mosso al tramonto


Micio mosso al tramonto, inserito originariamente da damidalla.

È una foto di gennaio, e magari non piace neppure. Però non avevo mai messo una foto di Tigro qui sul blog, e men che meno una foto di “Tigro-che-non-sta-fermo-mentre-uso-un-obiettivo-da-200mm”.

In teoria sarebbe una foto “venuta mossa”, in pratica mi piace proprio tanto :)

21
lug
09

Yet the most significant thing is the Earth

The Earthrise - la Terra che sorge

The Earthrise - la Terra che sorge

When I looked up and saw the Earth coming up on this very stark, beat up lunar horizon, an Earth that was the only color that we could see, a very fragile looking Earth, a very delicate looking Earth, I was immediately almost overcome with the thought, you know, here we came all this way to the moon, and yet the most significant thing we’re seeing is our home planet, the Earth.

William Alison Anders, membro dell’equipaggio di Apollo VIII (e autore della foto)

trad.: Quando ho guardato in su e ho visto la Terra che si alzava da questo orizzonte lunare arido e battuto, una Terra che era l’unico colore che potevamo vedere, una Terra che sembrava molto fragile, una Terra che sembrava molto delicata, sono stato immediatamente quasi sopraffatto dal pensiero che, insomma, abbiamo fatto tutta questa strada verso la luna, ed ecco che la cosa più importante che stiamo osservando è il nostro pianeta, la Terra.

40 anni dal primo passo umano sulla Luna, e ancora quanto dobbiamo imparare da questa semplice foto…

13
lug
09

Bu-bu-settete!

Bu-bu-settete!, inserito originariamente da damidalla.


Questa settimana sono in ritardo… Comunque, ecco una foto direttamente dai cardi infestanti dell’orto!

09
lug
09

foto [2-bis] – Non c’è rosa senza spine


Non c’è rosa senza spine – bis, inserito originariamente da damidalla.

Questa però non conta come terza, eh! È solo risultato di qualche piccolo esperimento con saturazione e contrasto…

Ovviamente si può fare di nettamente meglio, ma tant’è, mi piace :D

05
lug
09

foto [2] – Non c’è rosa senza spine


Non c’è rosa senza spine, inserito originariamente da damidalla.

Sono già alla seconda!
Continuo a restare nel piccolo del mio giardino, tra il Cedro del Libano e le rose.
A volte le spine non vengono solo dalla rosa…

29
giu
09

foto [1] – Il fiore è mio


Il fiore è mio, inserito originariamente da damidalla.

Mi diverte, spesso, fare foto. A volte ne sono pure orgoglioso. Non sono molto bravo, ne convengo, ma… beh, ve le beccate come sono.

Proposito: inserire una foto su flickr una volta a settimana. Fanno 52 foto all’anno – ne avrò la costanza?

Almeno, così non abbandono questo povero blog… e pubblico le mie foto, due piccioni con un blog!

Nella foto: istantanea di ape “in decollo” da un fiore d’arancio. Tipico arancio di Vigolante (PR), ovviamente!

16
giu
09

Vita da Scrubs

Ci sono dei giorni in cui ti senti il personaggio di una sit-com americana. Scrubs calza a pennello.

Il narratore sei te stesso, e commenti la tua vita con battute argute e pungenti, ma in fin dei conti nella puntata è come se ignorassi completamente quello che dici. Più o meno… ok, ok, non ho battute argute e pungenti – come sceneggiatore non sarei il massimo, e magari scriverei sketch più divertenti di quel che faccio… Però ignoro quel che dico: è già un passo avanti, no?

Alla fin fine, cosa ci vuole per una sit-com decente? Situazioni paradossali: yeah, mi sa che ce le ho. Un qualcuno tormentato da pare mentali: here I am! Qualche amico: sì, quelli non mancano (strano, no?). Pene d’amor perduto: ok, fatto. Situazioni lavorative assurde: oh beh, tra clienti non paganti e LEN (che rientra nella prima categoria) ne ho a iosa.

Altro? Beh, qualche risata fuori posto la posso tirare fuori io, la musica di sottofondo… ecco, cavoli! La musica di sottofondo! «A quale gamba mi devo attaccare per avere una cavolo di colonna sonora?» (cfr. I Griffin, Brian)

Una bella colonna sonora, di quelle con canzoni tristemente romantiche mentre guardo cinematograficamente l’orizzonte ed il sole che tramonta, e romanticamente tristi mentre penso ai bei tempi andati… E magari pure fique e ritmate quando (per caso) sono fuori a divertirmi… Insomma, conviene pure, eh! Concerti continui, la musica si sente sempre come in prima fila, e nessun rischio di beccare la canzone sbagliata nel momento sbagliato! E poi, vuoi mettere l’effetto film?

promemoria: cercare i megastereo multidirezionali che usano a manetta nelle serie tv americane


p.s.: mi dispiace, ma nel tuo ragionamento c’è un solo errore. Mai è successo che

fulsere quondam candidi tibi soles,
cum ventitabas quo puella ducebat

09
mar
09

Avevo 25 anni…

Ho trovato questo testo, letto poche settimane fa da Claudio Bisio, tratto dall’ultimo spettacolo scritto da Giorgio Gaber.

Non posso non regalarvelo; senza commenti, ché non servono.

Ora basta con la finzione.
Io ho cinquant’anni, siamo in pieno duemila e mi domando: questa piccola porzione di storia che abbiamo raccontato cosa ci lascia? E soprattutto, come ci lascia? E anch’io, come nuovo padre mi domando: che eredità stiamo lasciando ai nostri figli? Forse, in alcuni casi, un normale benessere. Ma non è questo il punto. Voglio dire, c’è un’idea, un sentimento, una morale, una visione del mondo… No, tutto questo non lo vedo. Allora ci saranno senz’altro delle colpe. Si, il coro della tragedia greca: «i figli devono espiare le colpe dei padri».
Siamo forse noi padri insensibili, autoritari, legislatori di stupide istituzioni? Credo di no. Allora, dove sono le nostre colpe? È che è troppo facile per noi essere pacifisti, antiautoritari e democratici. I nostri nonni avevano fatto la resistenza. Forse avremmo dovuto farla anche noi, la resistenza. È sempre tempo di resistenza, magari ad altre cose.
Allora, perché invece di esibire il nostro atteggiamento libertario non abbiamo dato uno sguardo all’avanzata dello sviluppo insensato? Perché invece di parlare di buoni e di cattivi non abbiamo alzato un muro contro la mano invisibile e spudorata del mercato? Perché avvertiamo l’appiattimento del consumo ma continuiamo a comprare motorini ai nostri figli? Perché non ci siamo mai ribellati alla violenza dell’oggetto? Perché non abbiamo mai preso in considerazione parole come… ESSENZIALITÀ?
Il mercato ci ringrazia. Gli abbiamo dato il nostro prezioso contributo.
E voi, sì, voi come figli, voi venticinquenni di ora, non avete neanche una colpa? Dov’è il segno di una vita diversa? Forse sono io che non vedo, ma rispondetemi: dov’è la spinta verso qualcosa che sta per rinascere? Dov’è la vostra individuazione del nemico? Quale resistenza avete fatto contro il potere, contro le ideologie dominanti, contro la logica del consumo, contro il dilagare del superfluo? Il mercato ringrazia anche voi.
D’accordo, non posso essere io a lanciare ingiurie contro la vostra impotenza. C’ho da pensare alla mia. Però spiegatemi, perché vi abbandonate ad un’inerzia così silenziosa e passiva? Perché vi rassegnate a questa vita mediocre, senza l’ombra di un desiderio vero, di uno slancio, di una proposta qualsiasi? Vitale, rigorosa, qualcosa che possa esprimere almeno un rifiuto, un’indignazione, un dolore… Perché il dolore ti aiuta a crescere, il dolore è visibile, chiaro, localizzato
Ma quale dolore? Ormai non sappiamo neanche più cos’è… il dolore! Siamo caduti in una specie di noia, di depressione… certo, è il marchio dell’epoca… la malattia dell’epoca. E quando la depressione si insinua dentro di noi, tutto sembra privo di significato. senza sostanza, senza nulla, salvo questo nulla, non identificabile, che ci corrode.

Giorgio Gaber, da Io quella volta lì avevo 25 anni.

27
gen
09

Arvedros

Quando ero piccolo, vivevo le ore di lavoro dei miei genitori con due persone, mia nonna e il mio prozio. Mia nonna era la figura materna, che però ho sempre conosciuto malata, spesso ricoverata, fino alla sua partenza nel 1998.

Il mio prozio si comportava invece come un “fratello maggiore”; mi faceva vedere l’orto, le dorifore sulle patate, i germogli della vite, il succo dell’uva che usciva dalla macchina, i graspi, il mosto che fermenta – di nascosto, mi faceva pure assaggiare il vino. Ah, sì, mi insegnava anche alcune canzoni, spaziando democraticamente da Faccetta nera a Bandiera rossa, passando per una riproduzione tonalmente fedele dei camerateschi richiami dello squillo di tromba – potete quindi capire l’indignazione del mio parroco quando esibivo le mie nuove conoscenze, novello chierichetto in sagrestia.

Per lui, scapolo eterno, era più semplice essere qualcosa di diverso da un nonno, che non ho mai propriamente avuto. Reduce della battaglia di El-Alamein, la vita oltre il fronte è stata per lui, forse anche volontariamente, monotona – ma sempre, grazie a Dio, con la terra sotto le scarpe costantemente infangate.

Non è mai stato una persona facile, crescendo me ne sono accorto. La doccia ogni 15 giorni faceva fatica a intaccare il tipico afrore, e la sua cocciutaggine completa lo faceva essere certe volte intrattabile.

Se vi scrivo queste cose è forse principalmente per rimorso, di quelli pesanti come macigni, ora che lui non c’è più. Mi sembra quasi impossibile, lui che sempre “teneva botta”, che a 87 anni sapeva giorno, mese e anno di nascita di chiunque conoscesse – e giorno, mese, anno, ora e spesso minuto dei vari avvenimenti della seconda guerra mondiale. Mi sembra impossibile che abbia trascorso gli ultimi mesi in casa di riposo, dopo aver smesso di andare testardamente avanti, e non zappando il suo orto, cavando le asprelle e altra erba di vario tipo – zolle comprese. Mi sento profondamente colpevole per non aver saputo stargli vicino anche la’, per esserci andato così poche volte.

Avrebbe compito 88 anni il 30 gennaio, ed invece è partito oggi (ieri, ormai), se ne è andato senza che lo salutassi.

Arvedros, Gino, at me mancaré.




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