Ci sono dei giorni in cui ti senti il personaggio di una sit-com americana. Scrubs calza a pennello.
Il narratore sei te stesso, e commenti la tua vita con battute argute e pungenti, ma in fin dei conti nella puntata è come se ignorassi completamente quello che dici. Più o meno… ok, ok, non ho battute argute e pungenti – come sceneggiatore non sarei il massimo, e magari scriverei sketch più divertenti di quel che faccio… Però ignoro quel che dico: è già un passo avanti, no?
Alla fin fine, cosa ci vuole per una sit-com decente? Situazioni paradossali: yeah, mi sa che ce le ho. Un qualcuno tormentato da pare mentali: here I am! Qualche amico: sì, quelli non mancano (strano, no?). Pene d’amor perduto: ok, fatto. Situazioni lavorative assurde: oh beh, tra clienti non paganti e LEN (che rientra nella prima categoria) ne ho a iosa.
Altro? Beh, qualche risata fuori posto la posso tirare fuori io, la musica di sottofondo… ecco, cavoli! La musica di sottofondo! «A quale gamba mi devo attaccare per avere una cavolo di colonna sonora?» (cfr. I Griffin, Brian)
Una bella colonna sonora, di quelle con canzoni tristemente romantiche mentre guardo cinematograficamente l’orizzonte ed il sole che tramonta, e romanticamente tristi mentre penso ai bei tempi andati… E magari pure fique e ritmate quando (per caso) sono fuori a divertirmi… Insomma, conviene pure, eh! Concerti continui, la musica si sente sempre come in prima fila, e nessun rischio di beccare la canzone sbagliata nel momento sbagliato! E poi, vuoi mettere l’effetto film?
promemoria: cercare i megastereo multidirezionali che usano a manetta nelle serie tv americane
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p.s.: mi dispiace, ma nel tuo ragionamento c’è un solo errore. Mai è successo che
fulsere quondam candidi tibi soles,
cum ventitabas quo puella ducebat









Sergentmagiù, ben arivà a baita
Mi ha aspettato; solo due o tre giorni prima avevo finito di leggere Il sergente nella neve.
Giusto il tempo di godermi un libro non obbligato, su cui non ho dovuto fare nessuna relazione, e che ha avuto a sua volta il tempo di entrare dentro. Giusto il tempo di versare qualche lacrima nel leggere di chi quel giorno non ce l’ha fatta; di Giuanìn, che “a baita” c’è arrivato troppo presto.
Non so proprio cosa dire su Mario Rigoni Stern. Non lo conoscevo, no; ho solo letto un suo libro, è poco per conoscere qualcuno. Però mi ha colpito molto la sua partenza. Non perché sia stato un eroe, un uomo enorme, un essere che lascia il suo importante marchio sulla terra che ha calpestato.
Quello che c’è ne Il sergente nella neve che tanto colpisce, è l’uomo. L’uomo che è sempre uguale, la guerra che è fatta di uomini, che sono uguali di qua e di la; che non sono nemici, come diceva. Nemico è chi li ha mandati in guerra, non chi è lì a patire il freddo e a sparare come loro. La Russia tanto lontana e tanto straniera è poi la stessa terra su cui camminiamo noi, solo più grande.