La riforma Mastella.
Il caso Telecom.
No, non sto elencando gli avvenimenti degli ultimi giorni politici, o meglio, non solo. Né sto elencando, come vorrebbe Silvio, gli iceberg sui quali dovrebbe affondare questa maggioranza.
Sto solo inviando un appello (“Message in a bottle”…): COSA CAVOLO SONO?!?!?
Mi spiego. Sfido chiunque a capire anche solo un dettaglio del celebre caso Telecom. Hanno debiti? E allora vendono la TIM? No? La tengono… Ma le reti Telecom? Giurano di tenerle nella ditta? Ma che c’entrano le intercettazioni? E la democrazia… Afef, che dice? E Ruini?
La riforma Mastella è poi un caso limite. Di questa benedetta riforma sappiamo solo che è fatta da almeno due articoli, e che su uno di questi articoli L’Italia dei Valori si è astenuta dal partecipare alle votazioni. Ma cosa dica questa riforma, e perché mai un articoletto così piccino debba essere motivo di minacce e di cocenti delusioni…
Eppure i nostri onorevoli e senatori esprimono notevoli opinioni su bollo ai SUV, sul fatto che chi ha un reddito di 75000€/anno “non ha certo granché da risparmiare” (testuali parole sentite in questi giorni di marasma da un non meglio individuato politicante), su difese pressanti rivolte ad articoli considerati più importanti dei loro stessi figli…
Che cosa ce ne può fregare, signori onorevoli? Boh… L’importante è che voi abbiate un argomento per il quale condurre guerre sante. E che la colpa sia sempre dell’altro.
Posso perdonare a voi, figli miei… che non siete padroni di un cazzo!
Quando ho visto tutto quel che è accaduto ieri, mi è subito venuta in mente la scena dell’esecuzione di don Bastiano, dal film Il Marchese del Grillo: «Posso perdonare a chi mi ha fatto male: in primis, al Papa, che si crede il padrone del cìelo; in secundis a Napulìone, che si crede il padrone della terra; e per ultimo al boia, qua, che si crede il padrone della morte. Ma soprattutto posso perdonare a voi, figli miei, che non siete padroni di un cazzo!»
Quello che è successo ieri ha dell’indecente per tutti i Senatori della Repubblica Italiana, ha dell’indecente per noi tutti, ha dell’indecente per destra e sinistra. E checché se ne dica, io rispetto ben più Prodi che ha pagato per i suoi errori (no, non economicamente… in Italia, più sali su meno cadi giù, in uno strano mondo privo di fisica) che tutti quelli che adesso stanno brindando a champagne pensando a quanti soldi potranno ricavare dalla prossima legislatura. L’Italia è come il parmigiano gosino, detto comunemente “maiale”: non si butta via niente.
Quello che è successo ieri fa vergognare me e tanti altri di essere ancora italiano, ma con la i minuscola (lo so, gli aggettivi della lingua italiana sono tutti minuscoli, ma mi piace pensare ad alcuni con una bella iniziale grossa come una casa). Come faceva vergognare il grande Giorgio Gaber. Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono.
Adesso, come mangeranno al meglio? Che faranno?
Che farà l’UDEUR è evidente, che farà Forza Italia anche, che farà il Partito (poco)Democratico meno.
So che cosa cercherà di fare il nostro Presidente della Repubblica, ben più sfortunato del suo predecessore (che non si divertiva di certo a presiedere certa gente!): cercherà di buttare del sale in zucca a questi onorevoli colleghi, e cercherà di metterli d’accordo su un governo che faccia passare la legge elettorale rifatta.
Non c’è niente da fare, se il massimo di novità che possiamo vedere è un governo con uno che ha l’età del Santo Padre (o poco meno), ed all’opposizione il Sindaco di Roma che di nuovo ha solo, forse, il vestito…
Però, fatemi solo un favore. Andate a votare, quando ci sarà da votare. E votate proprio quelli che hanno idee e non numeri, ce ne possono essere, spero, ce ne saranno, spero o voglio illudermi. E se non ci sarà nessuno, votate il meno peggio, ma votate. Così potremo ancora lamentarci. Se uno ignora tutto e tutti, poi non può lamentarsi di essere lasciato in disparte o ignorato dai politicanti qualunque. Se io divento “azionista” della Repubblica Italiana, posso anche pretendere che il mio voto abbia un valore.
Cosa vorrei vedere? Una nuova Assemblea Costituente, dove possano sedere solo persone non condannate dalla giustizia umana, se possibile perfino con idee. È possibile? Sì, per la miseria, l’abbiamo fatto 60 anni fa. Abbiamo scritto un testo che è un capolavoro. Andate a leggere la nostra Costituzione, sarebbe una cosa di cui andare fieri, da imparare a memoria come la Divina Commedia o le canzoni di De André. Però non l’abbiamo capita, non l’abbiamo realizzata. Ci siamo limitati a fare l’italia, dimenticandoci del capolettera.
Oh, gente, buona vita. Lasciatemi sperare che migliori.