Quanto tempo, blog… sì, tanto tempo senza una riga qui.
Neppure tanto, in fondo. Pensandoci, non mi sembrano passate settimane dall’ultimo post… La mia vita è così monotona, non mi da’ la possibilità di vedere il tempo passare…
Invece sembra un’eternità che non sento più Barbara. Stavo per scrivere mia, lo sai… Ma mi sono trattenuto. Non so dirti perché, se per il fatto che mi sentirei ancora più imbecille, o per rispetto nei suoi confronti, o… cosa…
Come sto? Mah, risponderò sempre mah. Tutti i giorni mi sveglio tardi, controllo le e-mail (ovviamente, casella vuota, solita spam e newsletter…), poi alle 13 la posta cartacea, vedere se Francy ha risposto…
Lo so, non risponderà mai, pia illusione. Chissà cosa mi aspettavo da lei, dopo averla accusata di fregarsene totalmente di me. Sì, va beh, in parte può essere vero, ma non è questo il modo di comportarsi. Non credi? Ma certo non sono io colui che sa come comportarsi, e che decide per il meglio.
Altra vita? Meno di quanta ne abbia tu, mio blog. Credo tu abbia più visite di me (anzi, ne son convinto). Piccola eccezione, i 2 giorni di seggio elettorale. Certo che il buon Dio di belle ragazze ne ha fatte, eh?
Ah, lo so che a te non interessano più di tanto… Sei solo un insieme di files e record in un database… E, disgrazia, dipendi da me, completamente. Ma a me interesserebbero…
Eppure, ogni volta che vedo una mia coetanea, salta alla mente un pensiero fisso: “non è per te”. Non io, non mai io. Chi sono io per tutto ciò? Cosa richiede una storia, una relazione? Richiede un noi, e quindi un io. Non ho un io da offrire, un io sicuro…
Guarda solo con Barbara. Cosa è mancato? Io, solo io. Avessi una mia personalità, un mio io che sceglie… Invece ho avuto solo i miei dubbi, nulla più; e di ciò ha avuto paura. Ah, ma non credere che sia l’unica! Eh, no… Non sai quante persone condividono i suoi pensieri… Faccio fuggire, altroché.
Beh, non arrivando all’addio, o almeno non ancora. Ma alla indifferenza, quello sì… Più che altro, al “conoscenti”: ci si vede, magari connessi, “ciao” “ciao” e tutto è finito, senza domande, senza risposte, ci si chiude in una informale e cordiale tregua, isolati. Magari alcuni neppure se ne rendono conto.
Io sì, e l’hai visto anche tu… Più succede così, più cerco di isolarmi, di abbandonare tutto . Non mi vogliono? Non mi avranno, e come loro, così tutti gli altri. Vedrai che vacanze tristi, anche queste… Troverò un modo anche questa volta per “tirare il pacco” ai pochi che mi inviteranno. Oh, beh, poco male. Devo vedere anche a quello che gli altri dicono di me, vero? E visto che tutti ormai dicono che ho ciò che mi merito, che me le cerco, che non devo lamentarmi…
Almeno tu non pensi… Così non devo farmi problemi. Ecco perché scrivo: non devo confrontarmi, almeno sul momento. Ti leggeranno? Beh, è una delle regole del gioco, ben venga. L’importante è che mentre penso io possa fare quello che voglio, senza le migliaia di pare mentali che mi bloccano. Ieri, pensa, un’amica mi ha chiesto quale fosse il mio gusto preferito, come gelato… Beh, mi sono accorto che ho passato tutta la vita a non scegliere… Non ho una canzone preferita, non un piatto, un colore, un fiore, non una stagione, né un gusto di gelato, appunto. Nulla di tutto ciò. E perché? Per non essere giudicato in queste scelte, non le ho mai fatte…
Ah beh, facile, potresti dire. Eh no, invece per me non lo è. Perché? Ma ovvio, per nessun motivo! Semplicemente, non lo farò mai, sarò sempre questo sfigato di ragazzo… anche quando non sarò più 19enne, sarò un adulto sfigato, un anziano sfigato… Se mai ci arriveremo, mio blog…
Buonanotte, blog. Ci sentiamo, dai. Qualcosa sull’opensource da scrivere ce l’ho ancora, ed anche di politica. Ma non oso scrivere, perché temo ormai il giudizio di chi mi legge. No, non un giudizio qualitativo; ma un giudizio sugli argomenti…
Save the night time for your weeping…
E tornare a casa, trovarsi soli sotto il cielo schiarito dalle luci.
E ripensare agli amici, a chi ti parla. E a chi hai perso, a chi perdi, a chi perderai. Ma anche a chi hai incontrato. Per poi allontanare.
E pensare alla tua vita, a cosa ci stai facendo. E a quanti la pagherebbero oro, se solo potessero averla.
E sapere che potresti dare retta alle peggiori fantasie che hai, e perdere tutto. E pensare a cosa lasci. Ma un miagolio ti riporta in lacrime a guardarti attorno. Per pensare a quella bestia che è tanto fiera del suo miagolio che somiglia tanto a quello di un gatto.
E piangere a larghe gocce, senza remora, ché in fondo fa pure bene. E confondere le lacrime nella pioggia estiva, che senti avvicinarsi da dietro, che arriva, a larghi passi, che ti copre, e poi ti supera.
E vedere come siano passati tanti anni senza che nulla sia cambiato. E pensare alle stesse frasi che ritrovi scritte dallo stesso te, ma qualche anno fa. Ma in fondo anche questo è andare avanti, anche scoprire che sei fermo. Per pensare a cosa ti potrebbe aspettare.
E immaginare una vita diversa, senza più accontentarsi, prendendo quello che desidero. E desiderare quello che sono nato per desiderare, e abbandonare cosa penso gli altri pensano di me, nel mondo della mia immaginazione.
E ascoltare una canzone senza capire cosa ti trasmetta, ma senza potertene staccare. E scrivere, dopo mesi, qualcosa su di una pagina, pensando che la prossima volta vorrei mettere qualcosa di scritto davvero. Ma non so se e quando scriverò ancora, non ne ho la costanza, anche se vorrei. Per non dimenticarmi.