05
Set
06

Hackmeeting 2006

non so se sono la persona più adatta ad esprimere la mia opinione. Non sono né un grande esperto per ditte, non ho 5/6 pc, ma solo il mio desktop, non ho un webserver. Ma ho ‘scoperto’ GNU/Linux, e lo Stallman-pensiero. Da ormai un anno mi sono ‘innamorato’ di Ubuntu, ed uno dei miei divertimenti di questo periodo, oltre a provare ad imparare a programmare (in attesa di entrare all’università, e di farlo obbligatoriamente), è personalizzare qualunque aspetto della mia distribuzione.
Non faccio grandi hack, quindi non so se mi posso definire hacker. Essendo di Parma avrei voluto partecipare all’Hackmeetng. Non ci sono andato.
Secondo me bisogna chiedersi: che effetti ha avuto l’Hackmeeting su chi non c’entrava nulla, sui parmigiani?

Credo l’effetto sia stato deleterio sia per il mondo Hacker che per il Free Software (marginalmente). Parma non è una città di battaglia, Parma è un ‘salotto buono’, dove valgono molto di più, agli occhi dei parmigiani, le azioni rispetto ai paroloni (generalmente). So che la Gazzetta di Parma non è necessariamente la piena rappresentazione del pensiero della città, ma l’occupazione dell’AUSL di via Buffolara è stata sempre indicata come un’azione compiuta da gente “abituata ad occupare siti su internet”. Se un Hacker è una persona che occupa, che sfascia, che attacca polizia, che sfida le autorità costituite, ebbene: io non lo sono. E mi dispiace per Richard Matthew Stallman, perché il suo sostegno appassionato dell’hacking mi ha affascinato: mi ha affascinato però l’idea di un hacker che ritiene perfettibile questo mondo, che cerca modi diversi dai soliti per risolvere i problemi che incontra. Modo diverso non è ‘spaccare’ (altrimenti il mio pc sarebbe già stato ‘hackeristicamente’ distrutto una decina di volte…) bensì ‘costruire’, programmare e aprire la propria mente per migliorare non solo la propria autostima, ma anche il mondo.

L’Hackmeeting a Parma ha diffuso questa idea. Parma ora sa che l’hacker è uno che scende in piazza accanto a quelli del ‘Mario Lupo’, che è di Rifondazione (o simili, o peggio), che probabilmente va agli stadi a cercare di colpire qualche poliziotto.

Se è così, ditemelo, e comincerò a cercare un termine che mi affascini ancora. Se invece questo è solo un pensiero deformato, beh, sarò ben lieto, un domani, di partecipare ad una manifestazione che mostri al mondo come centinaia di hacker possono migliorare la nostra società meglio di quanto le major abbiano saputo rovinarla.

EDIT: sembra che io non sia l’unico, anzi. vedi, per esempio, qui

p.s.: purtroppo questo post lo dovrò mettere anche nella categoria ‘politica’. E mi dispiace: se parlo di Free Software non dovrei parlare dell’attuale politica, ma di idee e valor che dovrebbero (sembra un po’ un ‘I have a dream…’) essere ‘super partes’, essere comuni, perché non si riferiscono al bene di pochi, ma alla libertà di tutti.

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3 Responses to “Hackmeeting 2006”


  1. 1 swisstux
    5 settembre 2006 alle 17:06

    Condivido quanto scritto sopra. Purtroppo non sono solo i giornalisti a chimare gli hacker “veri” cracker ma bensi gli stessi crackers a farsi chiamare con un termine che, non metto in discussione, vale il rispetto da parte di tutti.

    Ripensandoci, avevo letto da qualche parte che RMS è l’ultimo hacker. Uno vero.

    Formiamo il gruppo di appassionati di informatica, un po’ un “old-hacking-style club”. 🙂

  2. 5 settembre 2006 alle 19:55

    @swisstux: sarebbe una buona idea! Non so bene se saremmo pienamente ‘old-style’, visto che l’hacking è nato con gli anni ’60, però… perlomeno, “onore a rms”. Ho da poco visto un suo intervento alle nazioni unite. Dopo aver parlato di Free Software (non ritengo che il free software sia una alternativa al software proprietario, così come comunemente non si ritiene che la democrazia sia solo un’alternativa alla dittatura, e la libertà di stampa una alternativa alla censura), ha chiesto ‘in che formato trasmetterete il video della tavola rotonda?’. Nessuna risposta. Al che ha chiesto di poter avere una risposta, anche perché ‘se l’avessi saputo prima, non avrei partecipato’.
    Non ha preso una bomboletta spray rossa e non ha cominciato a scrivere “Micro$oft suck$$$” in giro per la sede ONU. Ha solo civilmente mostrato che la loro scelta è sbagliata, o migliorabile.
    Questo è quello che avrei voluto vedere all’HackIT.

  3. 3 uno
    6 settembre 2006 alle 11:19

    Uhm da quel che mi sembra ricordare un hacker è colui che decide come vivere la tecnologia.
    E’ colui che ha voglia di sperimentare e non pone un freno alla propria libertà.

    Per questo l’hackmeeting di quest’anno ha funzionato.
    Perchè sin dal lunedì una volta dichiarata l’occupazione si è iniziato a fare hacking.
    Dell’impianto luce, idrico e di rete.

    Un hacker non è colui che se vede nel sistema qualcosa che non va prova a cambiarlo?
    Direi che in 7 giorni si è dimostrato questo.

    Per altre info invito a leggere la lista:
    http://lists.autistici.org/message/20060906.011259.a89fc6fd.en.html

    e un bell’articolo: http://cavallette.autistici.org/2006/09/247#more-247


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