09
Mag
07

Ricercar

È strano come tutti vogliamo cambiare.
Chi ce la fa, cambia dentro e non lo vedi,
chi invece non ci riesce, fuori cambia e sembra un altro.

Uhm, no, non è una citazione: è solo un autodelirio di tarda serata.

Stavo ripensando ad alcune persone, ed al blog. Ho un paio di post da scrivere, questo è certo. Ma continuo a non scriverli…

E nella conversazione con un’amica è entrato l’argomento “cambiare”.

Sì, vorrei tanto cambiare… Cambiare veramente, “ricercar” la mia vita… Continuo a non capirmi, continuo a non vivere. Continuo a non pensare, a sfuggire la vita con la passività, a rimandare. Ma la vita non aspetta, l’amore (ci sarà…?) neppure, la materia non cessa di fermarsi. Si è in movimento, ciò che si ferma degenera, non può fare altro. Il ginocchio sul quale continuo a zoppicare da settimane è un memento puntiglioso e continuo, forse per questo penso sempre più all’assurdità di ciò che sono io.

Ma devo cambiare. Devo vivere. Non voglio, eppure devo. Vorrei tanto avere passato quell’esame, aver baciato quella persona, aver vissuto quel viaggio, e tanti altri, aver fatto quel numero, non aver perso quel treno, non essermi svegliato quella mattina. Ma l’ho fatto, e me ne trascino dietro il peso.

Cambiare, come? L’esteriorità fugge e non vaga da sola. Non ha valore, e non perché io sia spiritualista o etereamente estraniato dal mondo; non ha valore perché dipende, perché se la mente fugge, si allontana dal reale, anche il corpo crolla.

Cambiare dentro. Trovarmi qui. Trovarmi ora.

Ma come. Come, vorrei sapere! Bastasse digitare life –help, o man life (citazioni dal mondo Linux, chiedo venia…)… La fuga dalle costrizioni, la fuga da ciò che mi pesa, quello vorrei. Ma ciò che mi pesa non è attorno a me, ciò che mi pesa è in me. Ed essere un altro significa fuggire da me, da ciò che cerco, e da coloro che amo, da coloro che mi vogliono qui, da colei che mi cerca (presto…!).

E poi, fuggire da tutto questo, e dalle mie paure, è uno sforzo. Lo sforzo titanico della liberazione, prometeico fuoco che non si accende,

Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l’Espoir,
Vaincu, pleure
[…] (*)

Ma la stessa speranza ha dubbi, nel pianto si ribella, anche se vinta corre… E anche questo fiorire di citazioni in un simile post ne possa essere la prova.

Mah, vedrò a cosa giungere. Ora cerco, e spero solo che qualcuno mi obblighi a cominciare a trovare.

Quando un processo, sul computer, prende troppo tempo, e non risponde al sistema, viene terminato, senza grandi scrupoli. Il calcolatore è opera umana, e come direbbe Marx, è proprio per questo che può esprimere parte di noi (l’opera umana è oggettivazione del nostro essere… pur senza essere comunista, è un’idea affascinante…); imitando poi la nostra intelligenza, può essere laboratorio semplificato del ragionamento e dell’agire… teorico. Tutto questo, per dire che è giunto il momento di terminare la ricerca, di chiudere un periodo. Ma non ne sono in grado: le mie risorse sono occupate.

Libera nos a malo.

(*) : C. Baudelaire, LXXVIII – Spleen, Les Fleurs du Mal

«… E lunghi cortei funebri, senza tamburi né musica,
Sfilano lenti nel mio animo; la Speranza,
Vinta, piange…»

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