17
Mag
07

Ciao, Damianone

Oggi sono andato al corso 1002 del Liceo Ulivi di Parma. Il corso di teatro di Farri – Fabi.

Ho approfittato della pausa pranzo, ho digiunato, ho preso al volo l’autobus. Sono sceso a barriera Bixio, uno sguardo alle piante dove tante volte sono passato, e poi iniziano i ricordi.

La Dadomo, che mi abbraccia e mi chiede come sto, che dà la colpa dei miei fallimenti al sistema, che mi fa i complimenti per come mi ha trovato. La Deleonardis, la voce sempre leggera, che si stupisce sentendo il mio tono al ribasso. Martina, sempre bella e simpatica, un saluto anche a lei (oggi, tutti pronti al mio arrivo?).

La Farri, la prof più amica e più sicura, sempre così cordiale, ma sempre più distante (cosa succede?). Persino le grida di Umberto mi sono sembrate un benvenuto degno di un re (Duncan king, peraltro…).

Mi sono sentito a casa parlando con il Ciccio, come ai bei tempi, come quando si sognava guardando giù nel cortile, come quando durante le assemblee urlavo di stare zitti, come quando… Ed il suo saluto, “ciao Damianone”; sì, ciao al Damiano che è rimasto tra quelle mura, al Damiano che viveva un futuro ad occhi aperti. Quello di oggi piange un passato ad occhi sbarrati.

Poi c’è lei, Benedetta, certo affascinante; forse esagerata nel suo fascino, kitch nel suo essere pink-dark, con i teschi usati come fiorellini. Ma il suo corpo non lascia certo impassibili, soprattutto se offerto con tanta scioltezza e inconsapevolezza (così sembra… vanitas vanitatum).

Ma ciò che mi ha tolto da me stesso è stato l’affrontare la raffica di professori in uscita, quasi tutti miei ex docenti. Rossi, Favero e Dallafiora, Biondini, Campanini, Castagneti, Bodria,… tutti preoccupati per la mia situazione, tutti con una parola per tirarmi su.

Un altro giorno avrei parlato di ipocrisia; non oggi. Oggi ho lasciato all’Ulivi tre lacrime; una in quell’atrio, dove un io con giacca nera squadrava i concitati ragazzi in vena di assemblee, dove allora un Damiano discuteva con professori, chiacchierava con le “collaboratrici scolastiche”, cercava di vedere le bellezze del Liceo. Una fuori, davanti ad una delle cose che “neppure la polvere del tempo può cancellare”. E non tanto, o non solo, Virgy, quanto tutti i ragazzi e le ragazze che in quella scuola hanno amato, vissuto, pianto, studiato, imparato la vita, imprecato, goduto dei loro 17 anni. Come Virgy, senza però restare con i sogni troncati in bocca da un assurdo martedì sera.

Un’ultima “accarezzando” il muretto del cortile. Mi è sembrato di lasciarlo per sempre, quel luogo. Forse è proprio il pensare alla mia vita, il rimuginare di questi giorni, credere di non avere futuro; e le giornate si riempiono di ennesime ultime volte.

Annunci

0 Responses to “Ciao, Damianone”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: