26
Lug
07

Metti una serata con Giovanni Allevi

Non so se vi è mai capitato di andare ad un concerto, ed alla fine sentire come se aveste contribuito a ciò che è avvenuto. E non in un senso fisico, quanto piuttosto “moralmente”.

È quello che mi è successo nel partecipare al concerto di Giovanni Allevi. E molto di più.

Ma andiamo con ordine. Mia madre ha acquistato due biglietti per questo concerto, parte di ÈgrandEstate (rassegna del Comune di Parma). Confesso che all’inizio l’idea non mi aveva entusiasmato; ero felice ma non entusiasta, temendo per la sopportabilità di un concerto di solo piano. La musica di Allevi è profonda e ricca, allegra e circolare, ma come buona parte della musica “attiva”, che non mi permette un passivo ascolto ma esige una mia comprensione, la preferisco quando sono più ben disposto, più a mio agio; non “a comando”.

Sono comunque arrivato in Pilotta, martedì sera. E lì è successo quel che non potevo immaginare.

Alcuni forse si aspettano che il mio commento sia pieno di entusiasmo, di ammirazione… È anche quello, forse, ma non è la cosa più importante. Ho sentito buona musica, ma non è ciò che mi ha stupito, conoscendola già per mio interesse. Ho passato una buona serata, ma esistono molti modi per farlo. L’ambiente era veramente d’eccezione, il cortile della Pilotta, e la serata era fresca, stellata; due tuoni a ciel sereno hanno accompagnato il pianoforte nel suo scorrere impetuoso.

Ma più di tutto, ho conosciuto un uomo, e l’ho apprezzato.

In effetti, più che un concerto, mi è sembrato un’intervista. Come domande, le brevi note che Giovanni accompagnava ad ogni brano, con voce lieve, delicata, come se non volesse prendere importanza non cercata. Le risposte erano monologhi in musica, espressioni di una vita, di emozioni, di sentimenti provati, non solo ricerche stilistiche o musicali.

Forse era anche un duetto. Sì, perché pur essendo presente solo lui, su quel palco in realtà non era solo: il pianoforte era lì con lui. Può sembrare stupido, in effetti è ovvia la presenza dello strumento accanto al musicista, ma così ovvio poi non è. Perché lo strumento, sia per un musicista che per un qualunque altro artista, e forse per qualunque uomo, è pur sempre una relazione; forse obbligata, ma pur sempre un interagire. C’è chi da’ importanza solo alla propria azione di essere pensante; c’è chi si sente legato, quasi schiacciato dalla dipendenza da qualcosa di immobile. C’è chi invece coglie qualcosa in quello strumento, instaura una collaborazione, si adatta alle sue caratteristiche. Forse avrà colto un che di panteistico, oppure è solo immaginazione; magari immagina tutte le persone che sono dietro a quell’oggetto, che l’hanno prodotto e l’hanno magari usato.

Ho colto molto forte il legame tra Giovanni Allevi ed il suo pianoforte, una collaborazione reciproca. Giovanni dava l’anima a quelle corde, a quei tasti; il pianoforte metteva a disposizione la sua solidità, la sua sicurezza, il suo essere mezzo trasparente, la sua fedeltà. Forse ad alcuni saranno fuggite le piccole “carezze” date ai tasti alla fine di ogni brano; saranno passati in secondo piano i piccoli colpi dati al pianoforte, come pacche sulle spalle di un amico.

Tutta la serata ho visto una persona vera, che voleva solo esprimersi, e lo faceva nel modo che gli era più congeniale: la musica. Le parole erano pronunciate quasi con impazienza, come piccolo assaggio di ciò che la musica avrebbe spiegato in ben altro modo. E nonostante la fretta, erano frasi semplici e profonde: mi resta impressa l’introduzione di “L’orologio degli dei”,

«Il passaggio dall’eternità all’esistenza corrisponde al primo battito cardiaco».

Ed in questi 14 brani ho conosciuto una persona semplice, con una grandissima sensibilità, che è riuscito a rendere la sua più grande forza in una musica diretta e elaborata, circolare e sempre progressiva, profonda e lieve come acqua che scorre ma lascia il segno. La timidezza di Giovanni era vera, semplice; il suo impaccio negli applausi autentico, non affettato.

Una persona che vorrei veramente avere come amico.

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1 Response to “Metti una serata con Giovanni Allevi”


  1. 1 frency
    1 settembre 2007 alle 16:12

    non avrei mai pensato di trovare sul tuo blog un riferimento a giovanni allevi, io personalmente non l’ho mai sentito dal vivo, ma lo apprezzo molto…
    Inoltre ho un’amica veramente fissata che lo ha conosciuto e va a quasi tutti i suoi concerti, tiene un quaderno in cui attacca tutto ciò che può trovare (reperibile sul mercato e non) su di lui. È pieno di: ritagli di giornale con foto, interviste e articoli, fotocopie delle copertine dei suoi cd, autografi, mail a cui lui le ha risposto!!!!! Insomma è veramente una maniaca, essendo questa mia amica stata mia compagna di banco ho avuto modo di leggere molte interviste e articoli su di lui (oltre al fatto di sentirne parlare tutti i giorni come se fosse un dio), ho capito che è veramente una persona speciale, un vero artista, e non un montato come sono spesso i protagonisti della musica adesso……
    ti voglio bene damiano….. xxx


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