25
Ago
07

Altro e più tardi

So benissimo che ho “promesso” post su argomenti disparati. Ricordo benissimo anche alcuni, almeno, di questi argomenti. Non posso dimenticare quanta voglia io abbia, in particolari momenti, ovvero spesso nei momenti stessi in cui le cose succedono, di scrivere, di buttare qui qualche mio pensiero.

No, nessuno mi ha chiesto di scrivere nulla, non più. Non succede più, o per rassegnazione o per altro. Ma ciò non toglie che io voglia scrivere. E non toglie neppure che io non scriva. Perché?

Motivo frequente: leggo le cose scritte, e bene, altrove. Di Linux ormai non parlo più, vi sono troppi blog, siti, forum, wiki, e ancora blog, video, video-blog, ed una combinazione di tutte le precedenti. Tutte cose utilissime, ben più di quello che posso scrivere io, e meglio. Lo stesso succede su attualità e cose simili, ma anche su riflessioni mie, personali. Io le scriverei così e così? Trovo qualcuno che ha scritto altro, ma così bene che mi fa pensare “e che vuoi scrivere tu in aggiunta a quello che migliaia di miliardi di persone hanno già scritto?”. E la risposta, la potete intuire, è “assolutamente niente, niente di utile o che meriti”. Tutto qui, no?

Ho letto due libri stupendi, per motivi diversi: Guida alla galassia per autostoppisti di Douglas Adams, e Fahrenheit 451, di Ray Bradbury. Ma sono già classici di per se stessi, non hanno certo bisogno di mie parole, da uno che li ha letti rispettivamente in 2 ed 1 giorno.

Ho scoperto (chiedo venia a chi penserà “ha scoperto l’acqua calda, questo mona”) un gruppo stupendo, che forse rappresenta un genere tutto suo, i Jethro Tull, un po’ come è tutto suo il genere di Oldfield, o per motivi diversi quello di Faber. Ma anche queste colonne della musica non pretendono certo inutili prose sulla loro attività, musica, parole o arte semplicemente. Quindi vorrei scrivervi di tutto questo, o di come sia incredibilmente bella (ma non avevo dubbi) il Ciclo delle Fondazioni, volume di Isaac Asimov (obbligatoria, per tutti, la lettura di Io, Robot…); ma non lo farò.

Dovrei parlare anche di Ubuntu Gutsy Gibbon 7.10, che si è ormai ben delineata, ma anche questo (vedi sopra per i motivi) non farò. Forse presenterò due persone che si sono aggiunte a coloro che contatto frequentemente, ma se lo farò sarà solo per “merito” loro, e perché mi sentirei in colpa a non averli salutati anche qui.

Potrei parlare della macchina fotografica nuova, e delle foto che ho fatto. Ma non ne sto più facendo, ed il pensiero di poterle, o doverle?, mandare su Flickr mi sta bloccando completamente, e non solo non oso più guardare foto di cui perfino mi vergogno, ma non oserei più neppure farne. Oh, forse potrei parlare del Palio di Parma, che mi sta tanto entusiasmando alla sola idea di partecipare; ma anche questa non mi sembra ormai più una idea tanto buona, e ne farei volentieri a meno, sempre e comunque per la solita paura.

I più “attenti” avranno notato che a furia di dire che “non avrei parlato”, ho detto qualcosa. Almeno ho scritto un post; ma ciò che mi fa soffrire, ed è forse il motivo più concreto per il quale non scrivo più, né faccio altro, è che non riesco più ad esserne pienamente felice. Scrivo un post, e dopo mi sento solo con un “dovere” in meno: e non dev’essere così, no…

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