20
Nov
07

Dalla vita al blog

Quel che si scrive su di un blog è, almeno secondo me, quel che si vive, o quel che si vede; o, nel caso delle “guide sul pc”, quel che riteniamo sia utile agli altri.

Un blog diventa anche parte, pian piano, del tuo modo di pensare, una forma mentis che ogni tanto fa capolino, e ti fa articolare le tue idee del momento in uno schema organico; penso succeda lo stesso ai giornalisti, anche ai più “fotocopiatori”. Un blog vive perché tu lo fai vivere, e vive ovviamente della tua vita.

Si possono capire una enormità di cose da un blog; e, come sempre accade in questi casi di “sovrainterpretazione”, si può capire tutto ed il contrario di tutto, certamente. Come con le opere d’arte, i cui interpreti temo cerchino di infilare a viva forza nella mano dell’artista temi che la mente del suddetto artista s’è ben guardata dall’immaginare. Ma si può comunque capire anche quel che è lecito capire.

Così, se si conosce una persona, un post può voler dire tante cose tra le sue righe, e perfino un post mai scritto diventa pregno di significato.

Ora, manca comunque una chiave di lettura. Finora ho scritto un post di aforismi e arguti (o meno) esercizi di stile, ma finché non vi dico qualcosa di personale, restano frasi vuote, con una interpretazione molto debole (se fosse per me, vi farei un paragone con alcuni aspetti della logica dei Linguaggi del 1° ordine, ma non voglio tediare me stesso).

In quest’ultimo mese abbondante, nel quale non ho scritto nulla in queste pagine, molte e molte volte mi ha assalito un argomento “organicamente strutturato”, pronto per essere buttato sul web: preso dall’entusiasmo, o dall’indignazione, offeso o stupito, o tutto questo insieme, ero pronto ad aggiungere le mie inutili parole a tutto questo parlare globale.

Inutili, appunto. E forse per quello non ho scritto. Tutta una questione di inutilità, penso. Inutili le mie parole, inutile io stesso; inutile scrivere qui. E poi, ci si mette l’incostanza, ed un pensiero indignato nato il venerdì sera, al sabato mattina è già altro ed altrove, e non c’è più nulla da scrivere. Se poi la mia vita fosse varia, piena di eventi o di novità… avrei magari la spinta per post “d’occasione”. Stavo per scrivere, che so, alla morte di Enzo Biagi (e non tanto o solo per Enzo Biagi uomo, bensì più per Enzo Biagi uomo-simbolo), ma tutto mi sembrava un déjà-vu, privo di scopo.

Il buco nero di un mese era quindi uno dei post migliori che io abbia mai scritto. Purtroppo.
Espressione completa e trasparente della monotonia di una persona (anche se qualcuno avrebbe da ridire sul fatto che io sia una persona…) e della sua monotona vita, vuota per sua spontanea volontà, e quindi peggiorante per mancanza di entusiasmo e voglia.

Magari scriverò ancora, chissà. Ma anche senza scrivere, continuerò ad esprimermi da questo blog.

Basta stare ad ascoltare.

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7 Responses to “Dalla vita al blog”


  1. 20 novembre 2007 alle 20:21

    Speravo di trovare un tuo pensiero sul fatto che ti ritengo una bella persona e un bel ragazzo, anche se ogni tanto fai ragionamenti contorti che non stanno nè in cielo e nè in terra.
    Vabbè, spero di trovarlo nel prossimo post.
    Baci baci

  2. 23 novembre 2007 alle 20:22

    “Ma anche senza scrivere, continuerò ad esprimermi da questo blog.”

    STRAQUOTO!

  3. 3 DoMiNo
    23 novembre 2007 alle 23:56

    Non so chi tu sia. L’esistenza del tuo stesso essere mi era sconosciuta fino a questo istante. In ogni giorno esiste la possibilità di conoscere anime sempre diverse a noi, ma quasi mai quella stessa possibilità ci avvicina a persone simili a noi stessi.

    Anche se non ti conosco, anche se non so nulla di te, della tua vita, dei tuoi pensieri, delle tue passioni, dei tuoi dolori, di ciò che fai o speri di fare in un futuro, io so che esisti… e so che hai dato un senso alle cose in cui credo.

    Dopo aver letto tale pagina, mi sono immersa nel mio blog, costatanto che non ci sono solo righe di parole che descrivono qualcosa o immagini che catturano un momento, no! In quel blog, ci sono io, e da adesso ci sono come non c’ero mai stata prima.

    Non mi importa della gente che non capisce… non mi importa della gente che non ascolta… poichè il mio unico e solo obbiettivo è vivere per me. Adesso se potessi piangere senza vergogna e ridere senza regole imposte, allora riderei della gente falsa e impura, per poi gettare lacrime come pioggia osservando me stessa. Se l’uomo accettasse l’imperfezione di se, svanirebbe ogni senso di condanna per l’altro e ogni singola persona sarebbe importante o quanto meno accettata.

    Tu, uomo a me sconosciuto, credi che le tue parole parlino di un qualcosa che non ti appartiene, credi di aver descritto l’incapacità della gente nel riconoscere se stessi in una propria creazione, come un blog, un quadro, una semplice poesia. Ma ricrediti, poichè nel descrivere il tutto, hai reso il tuo stesso essere sconosciuto, ricco di piena conoscenza.

    Anche se non ti conosco, anche se non so chi sei… quanto meno so che esisti.

    .DoMiNo.

  4. 24 novembre 2007 alle 00:21

    @.DoMiNo.: a te ti conosco! 😛

  5. 24 novembre 2007 alle 00:37

    Carissima DoMiNo, le parole sono purtroppo fallaci e semplici ad essere espresse. Il cuore non si vede dalle parole, ma dalla luce nello sguardo, nelle azioni, nell’amare. Sono orgoglioso, nel mio piccolo, di aver dato qualcosa a qualcuno, ed il fatto di non conoscersi non è che un minimo dettaglio. Se solo conoscessi me stesso, conoscerei tutto il mondo. Siamo ben meno diversi di quel che sembra, o almeno questo è quello di cui mi sono pian piano convinto.
    Ma qui però c’è anche una “fregatura”. Perché io sono proprio colui che non si accetta, che non vede l’uguale nell’altro, che non si riconosce in quel che fa. L’azione è per me altro da me, e quando rileggo qualcosa di mio, lo apprezzo come se fosse un blog o un qualsiasi testo altrui.
    Carissima DoMiNo, grazie ancora per le tue parole. Un progetto quale è un blog vive di due cose, secondo me: dell’autore, sul quale vive costantemente, e su chi lo legge. E non solo perché quel che si scrive smette di essere sequenza di lettere e diventa senso («e divide il mondo conosciuto») solo quando qualcuno legge, ma anche perché chi scrive, anche se ostinatamente potrebbe negarlo, credo abbia bisogno di chi legge, e risponde anche solo in silenzio; e se ciò non fosse vero in generale, beh, lo è per me.
    Ed ora che sappiamo che esistiamo… avanti… anche se, purtroppo, le mie “belle” parole non corrisponderanno a qualcosa che farò, temo.

  6. 6 DoMiNo
    24 novembre 2007 alle 10:43

    Sto leggendo un po tutto di te. Anche se esplicitamente hai detto che non ti riconosci in quello che scrivi, beh non importa, a me piace. E’ devo anche ammettere che mi incuriosisce il tutto, mi incuriosisci tu!!!

    Lasciarti commenti o leggere i tuoi post, mi stimola, mi immerge al tal punto nel rischiare di restare per sempre qui, e perderdermi, tanto da non riconosce più la paura o l’estrema conoscenza della vita reale…

    Le parole come hai detto tu, sono “fallaci e semplici ad essere espresse”, ma credimi, a questo punto mi convingo ad essere l’unica nell’usarle con il vero scopo che esse hanno: comunicare un qualcosa, che deriva dall’animo. Più leggo di te, più non riesco, no, a non capire le tue parole o quello che cerchi di dire, ma bensì non riesco a capire chi c’è dietro a quelle scritte. Non riesco a definire la tua stessa persona, non sento l’impulso di collegarti ad un aggettivo. E questo mi rende fermamente curiosa… e incapace di pensare, mettendomi in soggezione.

    Oh mio caro damidalla… ho trovato il mio rifugio!E lascerò che il vento mi trasporti da esso, e mi farò cullare dalle parole, poichè se esistesse sapienza in un pensiero, sarebbe la sola ninna nanna a farmi addormentare.

    .DoMinO.

  7. 24 novembre 2007 alle 12:37

    Ciao DoMiNo, non posso non… arrossire… alle tue parole…
    Questo week-end lo passerò altrove, quindi non potrò risponderti. Ma il mio blog resta aperto, con tutto quel che ho scritto, e che non ho scritto.
    Buona giornata, e a presto


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