20
Giu
08

Associated Press e la libertà di non commentare

Associated Press (AP), principale agenzia di stampa negli USA (l’ansa statunitense), ha di recente mostrato di avere molto a cuore il problema del diritto d’autore. Va di moda…

In nome del copyright è quindi vietata a qualsivoglia blogger la riproduzione di una parte significativa di qualunque agenzia. Posizione impopolare, che potrebbe comunque essere condivisibile…

Come però quantificare una “parte significativa”? Beh, è presto detto. 4 parole. 4 words.

Dalla quinta parola parte una tariffa di riproduzione pari a 12.50$ entro le 25 parole, 17.50$ tra le 26 e le 50 parole, e su su per arrivare a 100.00$ oltre le 250 parole.

4 parole? Perfino il titolo di questo post sarebbe in eccesso! 12.50$, grazie.

Come se non bastasse, tale “permesso di riproduzione” può essere ritirato in ogni momento nel caso in cui l’utilizzo di tali preziose parole delinei una situazione offensiva o che danneggi l’agenzia o l’autore di tali parole («reserves the right to terminate this Agreement at any time if Publisher or its agents finds Your use of the licensed Content to be offensive and/or damaging to Publisher’s reputation»)

Libertà di stampa? Bella, ma basta che non ci sia critica, sembra voler dire AP, che cerca di assumere nello stesso momento il ruolo di giornalista, di paladino della libertà e di censore. Ruolo comodo e remunerativo, ma inaccettabile, data soprattutto la prassi normativa statunitense del “fair use”, che concede la riproduzione libera di modeste porzioni di opere altrui per fine di commento, critica, istruzione o simili.

Impossibile non notare la tendenza costante al controllo privato del pubblico: DRM nel mondo musicale e cinematografico, blindatura dei router/modem nell’utilizzo di internet,… La libertà di internet è percepita come “eccessiva”, pericolosa. E quindi la priorità diventa quella di limitare, bloccare, impedire.

I forti, i detentori dei diritti, sono frequentemente perfettamente in grado di difendersi autonomamente; la legge dovrebbe avere come priorità la difesa dei deboli, di chi i dirtti non li ha, e di impedire ai poteri forti il predominio sulla libertà altrui. Purtroppo tutti i governi sembrano allineati sulle medesime posizioni di aiuto costante e incondizionato di chi non ne avrebbe bisogno, dimenticando non solo gli utenti, ma anche gli stessi creatori di queste opere tanto difese per conto dei distributori.

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