20
Giu
08

Sergentmagiù, ben arivà a baita

Mario Rigoni Stern

Mi ha aspettato; solo due o tre giorni prima avevo finito di leggere Il sergente nella neve.
Giusto il tempo di godermi un libro non obbligato, su cui non ho dovuto fare nessuna relazione, e che ha avuto a sua volta il tempo di entrare dentro. Giusto il tempo di versare qualche lacrima nel leggere di chi quel giorno non ce l’ha fatta; di Giuanìn, che “a baita” c’è arrivato troppo presto.

Sergentmagiù, ben arivà a baita…

Non so proprio cosa dire su Mario Rigoni Stern. Non lo conoscevo, no; ho solo letto un suo libro, è poco per conoscere qualcuno. Però mi ha colpito molto la sua partenza. Non perché sia stato un eroe, un uomo enorme, un essere che lascia il suo importante marchio sulla terra che ha calpestato.

Quello che c’è ne Il sergente nella neve che tanto colpisce, è l’uomo. L’uomo che è sempre uguale, la guerra che è fatta di uomini, che sono uguali di qua e di la; che non sono nemici, come diceva. Nemico è chi li ha mandati in guerra, non chi è lì a patire il freddo e a sparare come loro. La Russia tanto lontana e tanto straniera è poi la stessa terra su cui camminiamo noi, solo più grande.

Lasciate che non dica niente del Sergente, della neve, della guerra in Russia.
Lasciate che io non parli, non scriva della sua morte, perché non avete bisogno di parole aggiunte, di note, di immagini.
Lasciate in pace la sua tomba senza portare fiori.
Lasciate i quotidiani fare il loro giusto e non facile mestiere di testimoniare la perdita.
Leggete non oggi ma tra un mese, tra un anno e ogni tanto ancora quello che magari avete già letto dei suoi libri preziosi.
Leggete ad alta voce “Arboreto salvatico” a dei bambini, poche righe alla volta.
Viaggiate una volta nella vita attraverso la Russia contadina e slava che tanto assomiglia a come eravamo prima.
Camminate in silenzio nei cimiteri di guerra tra le montagne dal Carso al Pasubio all’Adamello.
Ricordate che dietro ad ogni grande scrittore non sempre c’è un uomo all’altezza. Rigoni è un’eccezione e questo ci rincuora, in lui era impossibile separare uno dall’altro.
Se possiamo imparare qualcosa da tutto questo, facciamolo durare.

Marco Paolini
(http://www.marcopaolini.it/files/index.cfm?id_rst=7&id_elm=387)

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