29
Ago
08

Thinking – 2 –

Ieri mi è venuta l’improvvisa voglia – o esigenza – di scrivere un post come questo, per “spiegare” – e credo, soprattutto, “spiegarmi” – un qualcosa sulla vita, l’universo e tutto quanto. No, non proprio spiegarmi – significherebbe che io posseggo pure le risposte… più che altro, si tratta di rimettere insieme alcuni pezzi di puzzle, e cercare di capirci qualcosa.

Intanto, come sono arrivato a questa “condizione umana” di sfigato-depresso-pessimista? Semplice, cercando di inserirmi. Sì, può sembrare un controsenso, ma non lo è. Non sono uno psicologo, non ho quindi nessuna motivazione per sostenere quel che dico, ma mi sembra una cosa quasi naturale il rendersi nulla, il mascherarsi da incapaci, per essere “accettati” dagli altri. Diventa spesso semplice accettare un altro se riusciamo a guardarlo un poco dall’alto al basso, se possiamo concedergli una parola buona, e pure apparire come compassionevoli mentre cerchiamo di tirarlo su di morale.

Lo so, mi sto addentrando in una zona pericolosa – rischio di offese personali, soprattutto verso chi mi sto accanto. Aspettate a trarre conclusioni.

Anni fa, come ho già detto, mi sono trasformato in un pessimista, almeno in apparenza. È stata una cosa graduale, passo passo, e purtroppo – troppo tardi me ne sono accorto – la maschera è diventata più forte di me. Ora non cerco solo di convincere gli altri, ma soprattutto me stesso, di essere un incapace e un depresso. Diventa una sorta di sicurezza, che magari ti ha aiutato in qualche occasione, e lasciarla diventa, stupidamente, la cosa più difficile possibile…

I problemi nascono, però, quando si conoscono persone alle quali questa maschera non serve. Finché la “maschera” viene utile a qualcosa, i nodi non vengono al pettine. Ma quando invece non serve a nulla, ed anzi, ti fa vedere tutto quel che hai perso, a cui hai rinunciato, che ti sei tolto, e tutti i problemi che ti sei creato, beh, allora iniziano i dolori. Iniziano i pianti ed i rimpianti, la vita diventa un po’ più vuota e molto più difficile.

E si comincia a pensare “al dopo”. Beh, sì, capita anche questo, ci si prova a ricominciare. Purtroppo si tratta di trovare due cose indispensabili: fiducia in se stessi e “qualcosa” di buono in quel che già c’è. Soprattutto, bisogna avere tanta ma tanta buona volontà.

Solo che prima si inizia a “cancellare” una cavolata, poi ci si accorge che allora anche il resto non sta più in piedi, e… insomma, un castello di carte che crolla, e sembra proprio che non resti nulla su cui costruire. Nulla di buono, almeno – o perlomeno, questo è ciò che sembra, improvvisamente. E non si può mica ricominciare tutto ma proprio tutto da zero! No, non fatemi esempi di gente che ricomincia la propria vita, che so, a Londra o altrove: la lingua, la casa, la città, la gente, sono tutte cose “fuori-da-noi”, ed è molto più facile cambiarle. Soprattutto perché abbiamo sempre un modo per risentire – o rivedere – tutti o quasi tutti, persone e cose e luoghi. Il mondo più complicato e sconosciuto è dentro di noi, non fuori. Così, crolla anche la buona volontà che ti fa partire in quarta a ricominciare tutto. E non solo non migliori, ma non recuperi neppure il quieto vivere di prima.

Ieri un amico mi ha detto – da amico – di smetterla di fare quello che “io sono l’unico disgraziato del pianeta”. Non per altro, eh, ma più che altro perché gli altri, dopo un po’, non ci ascoltano più. Come dicevo, noi siamo quel che vogliamo convincere gli altri di essere; peccato però che neppure noi ci accorgiamo di cosa stiamo cercando di fare, e cosa prevede quell'”io” che vogliamo gli altri vedano.

Ok, in verità il mio amico è stato molto più amico, ed il concetto era un po’ diverso, e detto molto molto meglio. Beh, non sono molto bravo a riportare i pensieri altrui.

Mi piacerebbe tanto poter essere altro ed altrove, e poter parlare diversamente. Poter parlare di quel che penso e di quel che sogno, e rispondere “sto bene!” a chi mi chiede “come va?”. Solo che, lo confesso, già lo faccio, già dico quel che penso; e sì, tutto il giorno penso al fatto che ho buttato via una vita intera – in 21 anni si riesce a buttare via ben più di quei 21 anni… – e se rispondo “sto bene!”, a volte mi capita, beh, spesso dico una balla. Ma una balla grossa, ed ho smesso di dire balle inutili.

No, non so dove voglio arrivare con questo discorso e con questo post alquanto lungo – siamo sopra alle 750 parole, eh, mica bau bau micio micio – e che, come sempre, pubblicherò senza rileggere. Ieri sera mi è venuta una voglia improvvisa di scrivere qualcosa di simile a questo, ed oggi l’ho fatto. Chiaramente alla fine ho scritto poco di quel che pensavo di scrivere e molto di improvvisato, ma, come diceva una mia cara amica, “nulla è per caso”.

Neppure che qualcuno legga queste parole.

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2 Responses to “Thinking – 2 –”


  1. 29 agosto 2008 alle 13:29

    Ti chiedi mai perchè windows è così ostinatamente stupido? Perchè la Microsoft ha l’evidente intenzione ultima di fregarci, facendoci pagare anche la scriviania su cui appoggiamo “il loro indispensabile prodotto”?

    No, non te lo chiedi. Ne prendi atto, ti lamenti magari, ma non ci pensi. Pensi a come usare Linux. Pensi fermamente di non comprare niente marchiato Bill.

    E questo sai perchè? Perchè alle cose a cui non si può fare nulla, mica ci si pensa. O meglio, a volte capita, ma visto che se te passi mesi e mesi a pensare al prezzo della versione home di Windows Vista in rapporto alla qualità intrinseca del prodotto non cambia nulla -ahinoi, nulla-, smetti di pensarci, e pensi alle alternative for human beings.

    Io sono convinto che nessuno, ma proprio nessuno, abbia bisogno di giustificazioni, motivi o altro per fare le cose. Io sono convinto che le cose vadano fatte, e bon.

    Tu, a specifiche tecniche a mano, sei una persona parecchio migliore di tantissime altre che ho conosciuto, e senz’altro di me. Davvero, eh. Quindi non farti problemi, che 21 non è una cippa.

  2. 2 Lorenzo
    11 settembre 2008 alle 20:39

    Il mondo interiore dipende da come vediamo il mondo esteriore, e da come lo viviamo.
    Non possiamo pretendere di essere felici se quello che ci sta intorno (persone, lingue come dicevi te) ci fanno schifo, oppure non ci sono. Purtroppo il mondo fa schifo, l’uomo fa schifo, tante cose nella vita fanno schifo, ma 21 anni non sono tanti. Sembrano tanti, forse perchè c’è il luogo comune che a quell’età uno viva gli anni migliori. Ma io penso che non sia così, penso sia una cazzata anzi! Credimi, hai perso meno di quanto pensi, e sei ancora in tempo per recuperare e di gran lunga superare ciò che ti sei lasciato indietro. Solo che a te sta la prima mossa, e spero che chi ti sta vicino ti aiuti, visto che io non posso farlo…
    Ciao damià, saluti da Roma ;-)!


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