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16
Giu
09

Vita da Scrubs

Ci sono dei giorni in cui ti senti il personaggio di una sit-com americana. Scrubs calza a pennello.

Il narratore sei te stesso, e commenti la tua vita con battute argute e pungenti, ma in fin dei conti nella puntata è come se ignorassi completamente quello che dici. Più o meno… ok, ok, non ho battute argute e pungenti – come sceneggiatore non sarei il massimo, e magari scriverei sketch più divertenti di quel che faccio… Però ignoro quel che dico: è già un passo avanti, no?

Alla fin fine, cosa ci vuole per una sit-com decente? Situazioni paradossali: yeah, mi sa che ce le ho. Un qualcuno tormentato da pare mentali: here I am! Qualche amico: sì, quelli non mancano (strano, no?). Pene d’amor perduto: ok, fatto. Situazioni lavorative assurde: oh beh, tra clienti non paganti e LEN (che rientra nella prima categoria) ne ho a iosa.

Altro? Beh, qualche risata fuori posto la posso tirare fuori io, la musica di sottofondo… ecco, cavoli! La musica di sottofondo! «A quale gamba mi devo attaccare per avere una cavolo di colonna sonora?» (cfr. I Griffin, Brian)

Una bella colonna sonora, di quelle con canzoni tristemente romantiche mentre guardo cinematograficamente l’orizzonte ed il sole che tramonta, e romanticamente tristi mentre penso ai bei tempi andati… E magari pure fique e ritmate quando (per caso) sono fuori a divertirmi… Insomma, conviene pure, eh! Concerti continui, la musica si sente sempre come in prima fila, e nessun rischio di beccare la canzone sbagliata nel momento sbagliato! E poi, vuoi mettere l’effetto film?

promemoria: cercare i megastereo multidirezionali che usano a manetta nelle serie tv americane


p.s.: mi dispiace, ma nel tuo ragionamento c’è un solo errore. Mai è successo che

fulsere quondam candidi tibi soles,
cum ventitabas quo puella ducebat

09
Mar
09

Avevo 25 anni…

Ho trovato questo testo, letto poche settimane fa da Claudio Bisio, tratto dall’ultimo spettacolo scritto da Giorgio Gaber.

Non posso non regalarvelo; senza commenti, ché non servono.

Ora basta con la finzione.
Io ho cinquant’anni, siamo in pieno duemila e mi domando: questa piccola porzione di storia che abbiamo raccontato cosa ci lascia? E soprattutto, come ci lascia? E anch’io, come nuovo padre mi domando: che eredità stiamo lasciando ai nostri figli? Forse, in alcuni casi, un normale benessere. Ma non è questo il punto. Voglio dire, c’è un’idea, un sentimento, una morale, una visione del mondo… No, tutto questo non lo vedo. Allora ci saranno senz’altro delle colpe. Si, il coro della tragedia greca: «i figli devono espiare le colpe dei padri».
Siamo forse noi padri insensibili, autoritari, legislatori di stupide istituzioni? Credo di no. Allora, dove sono le nostre colpe? È che è troppo facile per noi essere pacifisti, antiautoritari e democratici. I nostri nonni avevano fatto la resistenza. Forse avremmo dovuto farla anche noi, la resistenza. È sempre tempo di resistenza, magari ad altre cose.
Allora, perché invece di esibire il nostro atteggiamento libertario non abbiamo dato uno sguardo all’avanzata dello sviluppo insensato? Perché invece di parlare di buoni e di cattivi non abbiamo alzato un muro contro la mano invisibile e spudorata del mercato? Perché avvertiamo l’appiattimento del consumo ma continuiamo a comprare motorini ai nostri figli? Perché non ci siamo mai ribellati alla violenza dell’oggetto? Perché non abbiamo mai preso in considerazione parole come… ESSENZIALITÀ?
Il mercato ci ringrazia. Gli abbiamo dato il nostro prezioso contributo.
E voi, sì, voi come figli, voi venticinquenni di ora, non avete neanche una colpa? Dov’è il segno di una vita diversa? Forse sono io che non vedo, ma rispondetemi: dov’è la spinta verso qualcosa che sta per rinascere? Dov’è la vostra individuazione del nemico? Quale resistenza avete fatto contro il potere, contro le ideologie dominanti, contro la logica del consumo, contro il dilagare del superfluo? Il mercato ringrazia anche voi.
D’accordo, non posso essere io a lanciare ingiurie contro la vostra impotenza. C’ho da pensare alla mia. Però spiegatemi, perché vi abbandonate ad un’inerzia così silenziosa e passiva? Perché vi rassegnate a questa vita mediocre, senza l’ombra di un desiderio vero, di uno slancio, di una proposta qualsiasi? Vitale, rigorosa, qualcosa che possa esprimere almeno un rifiuto, un’indignazione, un dolore… Perché il dolore ti aiuta a crescere, il dolore è visibile, chiaro, localizzato
Ma quale dolore? Ormai non sappiamo neanche più cos’è… il dolore! Siamo caduti in una specie di noia, di depressione… certo, è il marchio dell’epoca… la malattia dell’epoca. E quando la depressione si insinua dentro di noi, tutto sembra privo di significato. senza sostanza, senza nulla, salvo questo nulla, non identificabile, che ci corrode.

Giorgio Gaber, da Io quella volta lì avevo 25 anni.

27
Gen
09

Arvedros

Quando ero piccolo, vivevo le ore di lavoro dei miei genitori con due persone, mia nonna e il mio prozio. Mia nonna era la figura materna, che però ho sempre conosciuto malata, spesso ricoverata, fino alla sua partenza nel 1998.

Il mio prozio si comportava invece come un “fratello maggiore”; mi faceva vedere l’orto, le dorifore sulle patate, i germogli della vite, il succo dell’uva che usciva dalla macchina, i graspi, il mosto che fermenta – di nascosto, mi faceva pure assaggiare il vino. Ah, sì, mi insegnava anche alcune canzoni, spaziando democraticamente da Faccetta nera a Bandiera rossa, passando per una riproduzione tonalmente fedele dei camerateschi richiami dello squillo di tromba – potete quindi capire l’indignazione del mio parroco quando esibivo le mie nuove conoscenze, novello chierichetto in sagrestia.

Per lui, scapolo eterno, era più semplice essere qualcosa di diverso da un nonno, che non ho mai propriamente avuto. Reduce della battaglia di El-Alamein, la vita oltre il fronte è stata per lui, forse anche volontariamente, monotona – ma sempre, grazie a Dio, con la terra sotto le scarpe costantemente infangate.

Non è mai stato una persona facile, crescendo me ne sono accorto. La doccia ogni 15 giorni faceva fatica a intaccare il tipico afrore, e la sua cocciutaggine completa lo faceva essere certe volte intrattabile.

Se vi scrivo queste cose è forse principalmente per rimorso, di quelli pesanti come macigni, ora che lui non c’è più. Mi sembra quasi impossibile, lui che sempre “teneva botta”, che a 87 anni sapeva giorno, mese e anno di nascita di chiunque conoscesse – e giorno, mese, anno, ora e spesso minuto dei vari avvenimenti della seconda guerra mondiale. Mi sembra impossibile che abbia trascorso gli ultimi mesi in casa di riposo, dopo aver smesso di andare testardamente avanti, e non zappando il suo orto, cavando le asprelle e altra erba di vario tipo – zolle comprese. Mi sento profondamente colpevole per non aver saputo stargli vicino anche la’, per esserci andato così poche volte.

Avrebbe compito 88 anni il 30 gennaio, ed invece è partito oggi (ieri, ormai), se ne è andato senza che lo salutassi.

Arvedros, Gino, at me mancaré.

07
Nov
08

E ci siamo arrivati!

Mesi fa io e il buon There (Simone) ci siamo imbarcati nell’avventura fumettistica. Lui s’è addentrato nello stress del “creativo a tempo”, io nell’assurdo del “colorare un disegno”.

Non pensavamo proprio di farcela… O meglio. Io non pensavo di farcela… finché non ho visto le prime strisce disegnate!! Ora, come direbbe Obama, “putting lipstick on a pig” non lo trasformerà in qualcosa di diverso da un maiale. Non è che due o tre campiture uniformi di colore (estremamente monotone e semplici, chiaramente) cambiano molto la sostanza. Se il risultato è bellobello e fiquo, è quindi merito dell’animaletto che ci sta sotto… non so, che ci mettiamo? Un Heron? Un Fawn? O un Ibex?

Tutto questo per dirvi che…

Apogeo ABC ha pubblicato la prima delle 4 vignette realizzate appositamente da Terenziani Simone, giovane promessa del panorama fumettistico italiano…

… ed io c’ero! Figa, che orgoglio!

Ora, andate TUTTI a vederle! Una a settimana per 4 settimane, su che sono belle!

06
Ott
08

Disciplina sola retinere nos potuit!

Che dite, si vede che abbiamo vinto?

Che dite, si vede che abbiamo vinto?

Oggi è il giorno della festa, punto.
Medievale o meno, sappiano i posteri e si rallegrino perché oggi Porta Santa Croce ha vinto!

E pure il bicchiere di vino ci sta!

E pure il bicchiere di vino ci sta!

Lo so, lo so, questa volta ci sono molte foto… Ma molte foto ci devono essere! Un’altra ancora, vi va? Continua a leggere ‘Disciplina sola retinere nos potuit!’

29
Ago
08

Thinking – 2 –

Ieri mi è venuta l’improvvisa voglia – o esigenza – di scrivere un post come questo, per “spiegare” – e credo, soprattutto, “spiegarmi” – un qualcosa sulla vita, l’universo e tutto quanto. No, non proprio spiegarmi – significherebbe che io posseggo pure le risposte… più che altro, si tratta di rimettere insieme alcuni pezzi di puzzle, e cercare di capirci qualcosa.

Intanto, come sono arrivato a questa “condizione umana” di sfigato-depresso-pessimista? Semplice, cercando di inserirmi. Sì, può sembrare un controsenso, ma non lo è. Non sono uno psicologo, non ho quindi nessuna motivazione per sostenere quel che dico, ma mi sembra una cosa quasi naturale il rendersi nulla, il mascherarsi da incapaci, per essere “accettati” dagli altri. Diventa spesso semplice accettare un altro se riusciamo a guardarlo un poco dall’alto al basso, se possiamo concedergli una parola buona, e pure apparire come compassionevoli mentre cerchiamo di tirarlo su di morale.

Lo so, mi sto addentrando in una zona pericolosa – rischio di offese personali, soprattutto verso chi mi sto accanto. Aspettate a trarre conclusioni. Continua a leggere ‘Thinking – 2 –’

25
Ago
08

Avrei dovuto berlo

Bicchiere mezzo vuoto,
o forse mezzo pieno…
Avrei dovuto berlo,
guardarlo un po’ di meno.
Ma ce l’ho ancora in mano.

Agosto, sta finendo anche lui. Un po’ era ora, questo mese tanto lungo e tanto insopportabile, pieno di sole e di sofferenza, e rimpianti “a mille a mille”. Lungo, lunghissimo, 21 anni in un giorno solo, e come se non bastasse pure con due settimane di vacanze – libere e piene di sole, giusto per evidenziare quando grigia sia la mia vita.

Agosto finisce, e arriva il nulla… non so proprio che farò, adesso. E l’università è sempre più lontana, e non vedo nessuna via, strada o sentiero che mi riportino al campus. Improvvisamente, è lontano anni luce, con tutti i rimpianti del caso.

L’altro giorno stavo riguardando le foto di Ginevra, nel 2004 – avevo 16 anni, ero già triste e senza molta autostima, ma stavo ancora convincendomi di tutto questo – lo so ora – ed avevo molti sogni per il futuro. Come se improvvisamente qualcosa in me cambiasse e, pum!, di colpo io diventassi bello, sicuro, simpatico.

Ero ben diverso da oggi, e me ne accorgo solo ora; potevo diventare chiunque, e sono diventato quel che sono adesso, nulla di buono o di migliore rispetto a 4 anni fa. Nulla di positivo, anzi.

Ho 21 anni, e non so cosa sono. Nè men che meno dove voglio andare.

Ho paura, tutto qui… Molte cose sarebbero belle, eh!, ma c’è sempre da rischiare, da mettersi in gioco… Non ho il coraggio di parlare con una ragazza, di fare una corsa, di fare una telefonata, di uscire da solo di casa, di guidare ed andare da un amico. Una vita grigia e triste fa male, ma è una sicurezza – spesso è l’unica sicurezza, almeno ai miei occhi ormai tarati.

Sto provando, almeno, a fare qualcosa di buono, a portare avanti qualche progetto, qualche sito, sperando che possa servire, che possa bastare come sostituto a tutto il resto, a tutti i rimpianti ed alle cose che mi sono negato, che ho rifiutate, che ho lasciato perdere.

In un libro de stregoneria
ho scrivuu tuta questa mia vita
ma ho capìi el sensu de tutt
quaand urmai ho finìi la matita.

E adess che giri la carta,
imbesuìi vardi nella mia sfèra,
la Magia ho capìi che ghe l’eri in sacòcia
quand sèri gnaa cussè l’era.